domenica 14 ottobre 2012

GENIO CRIMINALE (2)

Ci sono altri espedienti, cervellotici e curiosi ma intelligenti abbastanza da suscitare almeno un po' di ammirazione. Posso citare una trovata del Pleistocene, tempi in cui io ero al liceo e altri miei (più o meno) coetanei frequentavano altri licei.
Nel Pleistocene per dispense e testi di vario genere si usava il ciclostile che, come qualcuno saprà (o forse ricorderà), stampa copie utilizzando come matrice un foglio speciale sul quale si batte a macchina il testo. Ebbene, una volta capito come funzionava la macchinetta, alcuni studenti di mia conoscenza si sono resi conto che era molto probabile che il giorno prima del compito il prof., dopo aver preparato le copie della versione buttasse via la matrice, la quale quindi sarebbe stata a disposizione di chiunque avesse saputo cercarla. Nelle scoasse, naturalmente. Così, grazie all'acume, all'ardimento e allo stomaco di alcuni giovani combattivi, l'intera classe in breve tempo aveva visto migliorare sensibilmente il proprio rendimento nello scritto di latino. Lo stomaco poi non era necessario fosse così forte: nelle scoasse della sala insegnanti e della segreteria di solito non c'è molto più che carta e rumarci dentro non è particolarmente disgustoso. Ma a volte ci vuole pazienza, presenza di spirito, decisione, audacia, precisione e rapidità di esecuzione. Perché ricordiamo che nel Pleistocene come non ci sono le fotocopiatrici non ci sono neanche i cassonetti: i rifiuti si mettono nei vecchi grossi sacchi neri di plastica e si lasciano fuori di casa (o di scuola) in posti stabiliti, in attesa del passaggio del camion dei rifiuti.
Dunque, quel giorno, meno di 24h prima del compito di latino, due studenti di quinta, che chiameremo Toni e Piero, sono in macchina (Toni è ripetente e ha la patente) all'uscita della scuola, a qualche decina di metri dal punto in cui il bidello di solito deposita i sacchi del pattume. I tempi sono calcolati con attenzione, ma la situazione non consente previsioni troppo precise: il bidello decide lui quando mettere fuori i sacchi. A fine giornata, si presume, ma il momento può variare all'interno di un'oretta circa, intorno a metà pomeriggio. Dunque l'appostamento può prolungarsi, come appunto succede quel giorno (pazienza). Toni e Piero non hanno problemi a far passare il tempo, presumo. Cazzeggiano, si fanno (più di) una cicca, sopportano un po' di noia, immagino. Finalmente il bidello si presenta alla porta con due sacchi in braccio. Toni e Piero si scuotono e si preparano a compiere con calma l'operazione, che consiste nel portarsi i sacchi poco più in là, in un punto al riparo da sguardi indiscreti, e nell'eseguire una ricerca rapida ma accurata, frugando bene il contenuto fino a trovare la matrice, abbastanza facile da distinguere da altri fogli e carte, e portarsi via il prezioso tesoro.
Ma questa volta, appunto, il destino pretenderà da loro qualcosa in più. Perché proprio mentre il bidello esce con il tesoro in braccio, all'angolo della strada si profila il camion dei rifiuti, che curva dentro e comincia ad avvicinarsi lento ma minaccioso.
Qui Toni e Piero si sentono dentro l'adrenalina schizzare: il successo della missione e il destino di tutta una classe ansiosa, fiduciosa e ignorante sono nelle loro mani. Si guardano negli occhi un istante e in un istante sanno di essere pronti ad agire (presenza di spirito): un'altra frazione di secondo, un lampo di intesa senza parole e la strategia è concepita e sta per essere messa in atto (decisione). Toni mette in moto e parte sgommando mentre Piero carica i muscoli e si mette in posizione con la mano sulla maniglia dello sportello, pronto a balzare fuori felino e incurante sia del bidello che dei netturbini (audacia). I tempi sono strettissimi: bisogna agire nei pochi secondi a disposizione tra il momento in cui il bidello lascia giù i sacchi e il momento in cui il camion raggiunge il punto, calcolando bene anche lo spazio di manovra per la macchina: un incidente darebbe alla missione un esito disastroso e tragico. Ma i nostri eroi danno grande prova di sé: con colpo d'occhio e timing perfetti Toni arriva in dérapage controllato e blocca la macchina al punto giusto nel momento giusto (precisione) con il bidello, che sta rientrando, a pochi metri, e il camion ancora abbastanza lontano da lasciare spazio e tempo. Così Piero può saltare fuori come una molla, abbrancare i sacchi e buttarli tutti e due nell'abitacolo, sul sedile posteriore, mentre Toni si abbassa prontamente per facilitare l'operazione. Piero si tuffa sul sedile e chiude la portiera, Toni riparte sgommando (rapidità di esecuzione). Gli occhi del bidello sono due tazze da tè, mentre i netturbini, basiti e increduli, scendono dal mezzo scuotendo la testa. La scuola è abbastanza grande da lasciare al bidello qualche dubbio sull'identità di Toni e Piero, che in ogni caso negherebbero spudoratamente, e il bidello non è abbastanza diabolico da collegare i fatti e mettere una pulce nell'orecchio a qualche prof. Così, ancora una volta, l'operazione riesce e la classe ottiene voti molto alti nel compito di latino, mentre il prof. un po' è stupito e un po' è compiaciuto della propria efficacia didattica.
Il trucco verrà scoperto solo qualche tempo dopo, quando lo studente Gigi, notoriamente mona, ricevuto dai compagni il testo della versione, si procurerà in biblioteca la traduzione prendendola da un volume di opere classiche e ne copierà per errore tre righe in più, riportandole tranquillamente sul proprio foglio protocollo il giorno del compito in classe. Il prof. chiede spiegazioni, Gigi accampa pretesti ingegnosi quanto speciosi (“Me la ricordavo perché l'ho fatta a ripetizione... - Ma da chi vai a ripetizione? - Dalla prof. Scannapieco - Strano, non la conosco... - Eh è una meridionale che sta a Treviso, è bravissima... - E tu ti ricordavi quelle tre righe a memoria? - Sì, certo...). Il prof. ha forti sospetti ma non ha prove. Comunque la pacchia finisce perché da quella volta in poi il prof., a scanso di altri dubbi, non fa altro che portarsi a casa la matrice e buttarla, magari il giorno dopo il compito, in scoasse meglio custodite o meno identificabili.
Poi, nell'Olocene, verranno le fotocopiatrici che toglieranno allo studente-animale questo tipo di opportunità ma gliene offriranno delle altre, come vedremo. Oggi è il tempo dei duplici e triplici cellulari, con i colleghi di latino che impazziscono per riuscire a far svolgere un compito in modo regolare e le scuole che addirittura meditano di far svolgere i compiti in classe in aule schermate in cui i diabolici aggeggi non prendono. Ma questa è un'altra storia, non così allegra.

6 commenti:

  1. Risposte
    1. Mi fai torto. Io adoravo tradurre dal latino e dal greco, era come fare la settimana enigmistica, una sfida e uno spasso. E cercavo di non essere/apparire un bastardo secchione, anche per questo ero piuttosto rompipalle e anch'io che parlo di alcune cose un po' mi pento. Toni oggi è un noto commerciante e Piero uno che non conoscevo bene, non ricordo neanche il nome di preciso. Non erano nella mia scuola, io questa la so perchè la classe era quella di un mio amico... True story.

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    2. Deh, anche a me piaceva tanto fare le versioni esattamente per gli stessi motivi, tanto che le svolgevo vieppiù nel mio tempo libero. True story.

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    3. Vedi? Possiamo fondare il circolo C.A.L.V.E.D.L.E.U.P.I. (Chi Amava le Versioni Di Latino E' Una Persona Intelligente). Ti faccio notare che questo tuo "Deh" introduttivo corrisponde esattamente all'invocazione classica alla Madonna, come in "Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore". C'è anche una melodia, alla prossima te la canticchio, se resisti. Lo sai o c'è in te un barlume di criptomisticismo?

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    4. Il circolo CALVEDLEUPI è modellato sul circolo P.A.R.V. (Proibito Alle Ragazze Viscide) di Calvin e Hobbes

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