domenica 21 ottobre 2012

GENIO CRIMINALE (3)

Ma il vero apice dell'ingegno perverso dello studente, nella sua instancabile ricerca di espedienti, nella sua sfida inesauribile alle prevenzioni e contromisure del Prof. Attento a Non Farsi Fare Fesso (PANFFF), è questo, di cui io seppi in giovane età. Ero ancora uno studente universitario e per tirare su qualcosa davo ripetizioni di latino e greco a studenti di liceo, tra i quali un compagno di classe del protagonista X, di cui adesso andiamo a raccontare.
Compito in classe in seconda liceo, quarta superiore: versione di greco. La brava prof. A consegna a ciascuno studente il pezzettino di fotocopia con la versione. E' Platone. C'è come sempre un titolo che dà un'idea di massima del contenuto, ma questa volta c'è anche il titolo del dialogo da cui è tratto il breve brano (poniamo il Fedro o il Gorgia, ma non è importante). L'importante è che X, studente àseno ma furbo ai limiti del vero genio, ricorda che quello è il dialogo che l'anno prima gli studenti della classe successiva (terza liceo, quinto anno) hanno tradotto per intero come classico di letteratura. Anche qui: intuito fulmineo e decisione nell'agire: in pochi secondi il piano è concepito. Fotocopia della versione in tasca, X si alza e chiede di andare in bagno. La brava prof. A lo lascia andare: non è sospetto che uno esca subito, magari si è dimenticato di fare la pipì prima o comunque decide di farla subito per non essere interrotto dopo nella concentrazione. La brava prof. A sa che l'importante è che non si esca dopo, quando uno studente, in genere uno bravo, ha avuto il tempo di fare la versione e preparare un foglietto da nascondere in bagno per gli altri, nel termo o dietro lo specchio o altrove. Per cui la regola è: chi deve andare in bagno va subito, meglio prima di cominciare o comunque entro i primi minuti. Poi non si esce più neanche se si scoppia: nessuno, per non fare differenze.
Dunque la brava prof. A non sospetta di X che esce presto, nel pieno rispetto della norma. Così X esce per andare al bagno. Ma non va al bagno. Va a bussare alla porta della terza liceo (quinto anno) dove un altro bravo prof., B, sta facendo la sua lezione, poniamo di storia (o di scienze o di inglese...). X bussa e attende rispettoso, poi entra e chiede dello studente Y, uno dei più bravi della classe, notoriamente capace di tradurre molto bene dal latino, a volte praticamente a prima vista, e più o meno lo stesso anche dal greco. Il bravo prof. B chiede di cosa si tratta: non è che gli studenti possono andare in giro liberi e selvaggi per i corridoi e chiamare fuori chi vogliono dei loro compagni. Allora, appunto, il bravo prof. B chiede di cosa si tratta. Ma il genio di X comprende anche quella punta di istrionismo che serve allo studente animale a perseguire sopravvivenza e felina tranquillità. X fa una faccia di circostanza e dice asciutto che è una cosa personale urgente e che è questione di un momento. Il bravo prof. B ci resta un attimo e ha la tentazione di dire di no che non può essere così urgente e che si possono parlare al cambio dell'ora o in ricreazione, ma poi non vuole sembrare vessatorio né vuole, chiedendo informazioni, dare l'impressione di farsi gli affari altrui in modo indebito, magari sfruttando la sua posizione di autorità. Così lascia fare, limitandosi a raccomandare di far presto. E così Y esce e in un minuto si consuma l'accordo: non so se per amicizia pura o in cambio di qualche benefit, Y tradurrà la versione per X durante l'ora di storia (o di scienze o di inglese...), facendo il lavoro con discrezione e prudenza, seminascosto dietro il manuale di storia (o di scienze o di inglese...), alternando trenta secondi di traduzione a dieci di apparente attenzione, a testa alzata ed espressione che simula efficacemente concentrazione e disposizione recettiva per rassicurare il bravo prof. B, comunque già di per sé poco orientato a sospettare di Y, uno dei primi della classe.
Ma il punto è: come farà Y a far pervenire a X la traduzione? Qui il vero colpo di genio: completato il lavoro in una mezz'oretta, Y chiede di uscire. Il bravo prof. B potrebbe sospettare un collegamento? Potrebbe immaginare che i due eventi, il precedente contatto con X e questa richiesta di uscire, sono connessi tra loro in una trama diabolica? Potrebbe. Ma, obiettivamente, è difficile, ci vuole una disposizione machiavellica che lui, ormai ex studente da anni anche se sempre a contatto con studenti, non ha o non ha più. O potrebbe applicare rigidamente la norma che dice di lasciar uscire gli studenti per andare al bagno durante le lezioni solo in caso di estrema necessità. Ma lui non è abbastanza rigido da mettersi a questionare sulla misura estrema o meno di questo tipo di necessità. E poi si fida, a torto, del bravo studente Y. Quindi lo lascia uscire. E lui, con una penna in tasca, va alla ricerca di una busta. E la trova. Non so come: se in un cassetto della cattedra di qualche classe vuota (in palestra per educazione fisica), o magari addirittura chiedendola con una scusa qualsiasi alla bidella della portineria, che possiamo immaginare materna e devota ai suoi ragazzi abbastanza da trasformarsi volentieri in complice inconsapevole di una truffa sofisticata. Magari è perfino una busta intestata, non importa se vecchia e con uno striscio di penna sopra... Nessuno andrà a guardare. A questo punto il più è fatto: a Y non resta che indossare la sua migliore faccia tosta, bussare alla porta della classe di X e, di fronte a tutti, chiedere alla brava prof. A se può consegnare a X la busta, sulla quale intanto ha scritto cognome e nome del padre di X, componente del Consiglio d'Istituto o del Comitato Genitori o di che altro non so.
Qui la brava prof. A ha l'ultima occasione per sventare il delitto, ma non ce la può fare: le informazioni a disposizione della sua mente semplice si limitano al fatto che X ha chiesto di uscire a inizio compito (casualmente non è neanche stato l'unico, cosa che confonde le acque...). Dovrebbe essere di un'acutezza davvero fuori dal comune per intuire. O dovrebbe avere la sensibilità del vero detective per leggere dietro le facce pulite e tranquille di X e Y (a quell'età l'incoscienza sa essere straordinariamente efficace nel ripulire la coscienza...) la presenza del male. Che del resto, probabilmente (sarebbe interessante discuterne...), non è il male radicale, quello metafisico, ma quell'ambiguità naturalmente presente in tante questioni morali un po' sottili che permette a tutti noi di fare cose discutibili senza poi sentirsi male. Ma la brava prof. A non ha né quell'acutezza né quella sensibilità. E come fargliene una colpa? Così, sotto il suo naso inutilmente puntuto, la busta passa dalla mano di Y a quella di X, con dentro la versione che X avrà tutto il tempo di tirare fuori e copiare, con relativa prudenza ma anche con disinvoltura.
Che dire di fronte a una simile manifestazione di genialità e decisione? Niente. Chapeau. Anzi: applausi. 

P.S. Dimenticavo un passaggio non ininfluente, che avrebbe potuto mettere in allarme la prof. A in modo forse decisivo: X rientrando in classe deve chiedere una nuova fotocopia della versione, perchè la sua è in mano a Y. E come fa? La chiede in modo innocente, sperando magari che la prof. pensi di non avergliela ancora consegnata perchè era in bagno o chissà che. Comunque anche questo passaggio è superato: spesso le fotocopie non sono contate, o comunque avanza quella di uno che è assente. La prof. per sospettare avrebbe dovuto avere un ricordo preciso del momento in cui aveva consegnato la versione a X. Ma anche fosse stato, come avrebbe potuto immaginare la complessa trama della rete in cui stava per essere ingatiata?

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